Nell´ora che il soave Espero ascende
e di molle candor l´etere imbianca,
e dal torbido mondo a sé si rende
la soletta pensosa anima stanca,
sclamo: — In che parte, o mie nomadi tende,
avrete posa un dì libera e franca? —
E di là da quel dolce astro che splende
sento la patria, che qua giù mi manca.
Ché di là da quel dolce astro hanno sede
de´ miei cari gli spirti e quelle muse,
che a me lasso, sin qui, stettero in fede;
e la mia pace or più che la mia fama,
fuor da queste maligne ombre confuse,
di là da quel romito astro mi chiama.