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1814–1884

LXXXIV

Giovanni Prati

Con quel dolor che a ricordar si sente, e a far parole fra un sepolto e un vivo, ombra del padre mio, come sovente mi stai dinanzi quand´io penso e scrivo!

Tu mi spargi dal volto un chiaror divo, che fa il seren nella mia stanca mente; tu mi piangi pei cari onde son privo, già teco ascesi a la beata gente.

Io penso al tenue lare, a la nemica fortuna nostra, a la gentil costanza e a l´umil gloria della tua fatica. E voci ascolto d´immortal consiglio,

e in te mi specchio; e con la tua speranza, ombra soave, il mio cammin ripiglio.

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