Per sangue o vanità che lo consiglia,
se gli va senza fren l´animo incerto,
quest´uom, comunque della vita esperto,
il meglio vede, ed al peggior s´appiglia.
Quindi, o morbo lo sugge, o l´arronciglia
tedio immortale: né gli è varco aperto,
tranne per sconsolato ampio deserto,
ch´ognor più cresce a le turbate ciglia.
Ond´ei, d´altri e di sé stanco, si lascia
cadere alfin su l´arenoso letto,
né più sorge di là, però che il vento
si move a turbo, e delle arene il fascia.
E né pietra, né fior, né umano affetto
segna il misero loco ov´egli è spento.