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1814–1884

LXXX

Giovanni Prati

Per sangue o vanità che lo consiglia, se gli va senza fren l´animo incerto, quest´uom, comunque della vita esperto, il meglio vede, ed al peggior s´appiglia.

Quindi, o morbo lo sugge, o l´arronciglia tedio immortale: né gli è varco aperto, tranne per sconsolato ampio deserto, ch´ognor più cresce a le turbate ciglia.

Ond´ei, d´altri e di sé stanco, si lascia cadere alfin su l´arenoso letto, né più sorge di là, però che il vento si move a turbo, e delle arene il fascia.

E né pietra, né fior, né umano affetto segna il misero loco ov´egli è spento.

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