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1814–1884

LXXVIII

Giovanni Prati

Com´io requio da sensi e da fortuna, e, se non chiuse, le palpèbre ho chine, e da le nubi la quieta luna, migrando, arriva su´ miei vetri alfine;

le memorie del tempo, una per una, passan su l´ombra delle mie cortine, vergin in bianca vesta o in vesta bruna, con fior di giglio o di narciso al crine.

Porta ciascuna un noto volto, e move casi lontani; e dietro sé, passando, lascia un riso o un sospir ch´io non descrivo. E spesso una di lor, così vuol Giove,

tal parlo a me ne´ sogni miei, che, quando riveggio il roseo dì, piango esser vivo.

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