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1814–1884

LXXVI

Giovanni Prati

Lume ed amor degli eleganti achei, Ozio, t´invoco: nel mio picciol lare penetra, e sali sul fiorito altare, e presiedi a le celie e a´ sogni miei.

Vedrem le ninfe, i satiri, gli dèi, Argo, Atene, Corinto e d´Ega il mare, l´Asia, i califfi, le burgundie gare, le franche giostre e gl´itali tornei.

E incideremo in tavole di rosa le allegre fantasie dell´intelletto: ché Certaldo di noi non si vergogni. Ozio d´Ellenia, a me vicin ti posa,

e dileguiam, sognando. È gran diletto vanir su l´ala dei ridenti sogni.

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