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1814–1884

LXXV

Giovanni Prati

Col mento a l´aria o con la testa bassa, su la mia porta, quando l´ora imbruna, talor m´arresto a contemplar la luna, se c´è nell´alto, od a guardar chi passa;

e alcun tristo pensier non m´importuna la vacua mente, di ricordi lassa: ma, se un monello, oltre varcando, chiassa, delle memorie mie parlo a più d´una.

Con le palle di neve, a mezzo il verno, mi lancio in zuffa: a mezzo april, da´ rami dispicco i nidi, armo flottiglie, alterno la fionda e il razzo. E a te, che in questo giro

di perdute dolcezze il cor mi chiami, strepitoso monello, a te sospiro.

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