Col mento a l´aria o con la testa bassa,
su la mia porta, quando l´ora imbruna,
talor m´arresto a contemplar la luna,
se c´è nell´alto, od a guardar chi passa;
e alcun tristo pensier non m´importuna
la vacua mente, di ricordi lassa:
ma, se un monello, oltre varcando, chiassa,
delle memorie mie parlo a più d´una.
Con le palle di neve, a mezzo il verno,
mi lancio in zuffa: a mezzo april, da´ rami
dispicco i nidi, armo flottiglie, alterno
la fionda e il razzo. E a te, che in questo giro
di perdute dolcezze il cor mi chiami,
strepitoso monello, a te sospiro.