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1814–1884

LXXIII

Giovanni Prati

A gentil cor, che langue infastidito or d´uno or d´altro cinguettio, secondo che per l´aura del crocchio o del convito ferve maligno o strepita ingiocondo;

a gentil cor, cui piace esser romito, non è accento più caro e più profondo di quel con che tu parli a l´infinito, o re pensoso del notturno mondo.

Quando sul capo tuo ridon le stelle, e tu coi dominanti occhi t´affissi dentro le cose più remote e belle, tacita s´apre la memoria al core

e la speranza: due soavi abissi, in che s´immerge ogni solingo amore.

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