A gentil cor, che langue infastidito
or d´uno or d´altro cinguettio, secondo
che per l´aura del crocchio o del convito
ferve maligno o strepita ingiocondo;
a gentil cor, cui piace esser romito,
non è accento più caro e più profondo
di quel con che tu parli a l´infinito,
o re pensoso del notturno mondo.
Quando sul capo tuo ridon le stelle,
e tu coi dominanti occhi t´affissi
dentro le cose più remote e belle,
tacita s´apre la memoria al core
e la speranza: due soavi abissi,
in che s´immerge ogni solingo amore.