Mentre aspettan le tigri, e la vorace
fame di Claudio espìan caprii lucani,
nelle custodie il cantabro Cinace
beve a la Morte; e morirà domani.
Insensata in un canto arde gli arcani
rami delle melisse Helda la trace;
e ai piè gli siede, e con le rosee mani
sparse per terra, lacrimando, tace.
Indi solleva la pensosa faccia;
e, terso il pianto, a non parer codarda,
tutta s´avventa nelle care braccia.
Dietro le ondeggia la disciolta chioma;
pallida, muta, disperata il guarda;
poi mette un urlo, e maladice a Roma.