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1814–1884

LXI

Giovanni Prati

Tinto è di rosa il ciel: vedi, o Lucia, nascere quel falcato astro d´argento? uscir da le grand´ombre un vago accento non odi tu, senza saper che sia?

qualche sospir, qualche memoria pia non consegni tu pur, tacita, al vento? Delle cose infinite il sentimento più profondo è in quest´ora, o donna mia.

Noi di là da quell´astro e sopra quelle nubi rosate, come qua, d´un nodo sarem congiunti un dì, santa compagna. Morte a la gloria delle cose belle

conduce noi. Non ci dolghiam del modo, né qual sia che di noi vada o rimagna.

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