Mentr´io su questa scheggia orrida siedo,
sale Febo solingo il firmamento:
morta intorno è la selva, e morto il vento,
o il vedere e l´udir più non possiedo.
I corni de´ pastor squillano, io credo,
laggiù nel pian; ma gli echi io non ne sento:
snoda il fiume la sua riga d´argento;
ma un candor senza moto, altro i´ non vedo.
Fuman le gomme del silvestre pino,
stride il falco da´ sassi; ed io domando
a la Pace infinita il mio destino.
E mi risponde: — Il tuo destìn lo sai:
su l´ala eterna del pensier vagando,
cercarmi sempre e non trovarmi mai. —