Dentro i maggesi, nelle notti estive,
canta, col ventre in su, la cicaletta.
Lasciatela che canti: anch´ella vive,
e spende l´ora in ciò che le diletta.
A un po´ di cielo e a due campestri rive
ella fa il canto, povera e soletta;
ed una è forse delle antiche dive,
che pensa e i giorni del suo regno aspetta.
Lasciatela che canti ed accompagni
il pellegrin, che va sotto la luna,
quando il silenzio intorno è più romito.
E, mentr´ella così sparge i suoi lagni,
pensate che a le Parche e a la Fortuna
è del par la cicala e l´infinito.