Di che sei trista? A che sì grave il ciglio
movi, o dolce Neera, e il piè sì lento?
Lascia fuggir, come fogliette al vento,
queste malinconie senza consigio.
Godi il breve tuo dì: tedio e lamento
ogni fresca beltà pone in periglio.
Dà´ retta a i savi; e con le man di giglio
afferra il ciuffo al rapido momento.
La bella gioventù passa, o Neera,
come un sogno d´amor fatto su l´erba
a l´argentino romorio dell´acque;
e col gaio tornar di primavera
non torna il sogno, ma una larva acerba,
che sì poco somiglia al ben che piacque.