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1814–1884

LIX

Giovanni Prati

Di che sei trista? A che sì grave il ciglio movi, o dolce Neera, e il piè sì lento? Lascia fuggir, come fogliette al vento, queste malinconie senza consigio.

Godi il breve tuo dì: tedio e lamento ogni fresca beltà pone in periglio. Dà´ retta a i savi; e con le man di giglio afferra il ciuffo al rapido momento.

La bella gioventù passa, o Neera, come un sogno d´amor fatto su l´erba a l´argentino romorio dell´acque; e col gaio tornar di primavera

non torna il sogno, ma una larva acerba, che sì poco somiglia al ben che piacque.

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