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1814–1884

LIII

Giovanni Prati

Torniam, musa, a l´aprile. È acerba usanza spender nel tedio sconsolato l´ora, o nel vano desio questo che avanza ambrosio lume della vita ancora.

Pria di partirci, a la ridente aurora apriam le imposte della vecchia stanza; e, come un nido verginal s´infiora, rivestiamla di luce e di speranza.

Giovinetti e fanciulle abiteranno le deserte da noi case del mondo: perché fregiarle di funerei fiori? Lasciam coltri di rose ai loro amori;

e, cantata la lode al dì giocondo, nascondiam nella fossa il nostro affanno.

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