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1814–1884

III

Giovanni Prati

Fidata lampa, che, quand´io t´invoco per segnar qualche mio delfico metro, tosto quieti, nel custode vetro, quella tremula tua lingua di foco;

se non per altro che per ciò t´impètro, tu vedi ben che il desiderio è poco, e che, fra i muri del romito loco, al mio sogno febeo sol corro io dietro.

E m´è al sogno il silenzio alta lusinga, e, nel silenzio, la fiammella tua, che aiuti gli occhi e ´l calamo sospinga. E i´ son come, pilota in poca prua,

che, per vasta notturna onda solinga, naviga al raggio della stella sua.

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