Fidata lampa, che, quand´io t´invoco
per segnar qualche mio delfico metro,
tosto quieti, nel custode vetro,
quella tremula tua lingua di foco;
se non per altro che per ciò t´impètro,
tu vedi ben che il desiderio è poco,
e che, fra i muri del romito loco,
al mio sogno febeo sol corro io dietro.
E m´è al sogno il silenzio alta lusinga,
e, nel silenzio, la fiammella tua,
che aiuti gli occhi e ´l calamo sospinga.
E i´ son come, pilota in poca prua,
che, per vasta notturna onda solinga,
naviga al raggio della stella sua.