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1814–1884

I

Giovanni Prati

Te, che romita nel pensier mi scerni, nel pensier ch´è mia gloria e mio martìro, e di te lo sigilli e mi governi, sì che tutta ti sento in ciò ch´io miro;

te del velato Olimpo eco e sospiro, raggio sull´ombra dei pensosi averni; te chiamo, o Psiche, e tu mi danzi in giro, mormoratrice degli arcani eterni.

Col fiorir delle grandi attiche fole tu, farfalletta di sideree tempre, nascesti; e, pria che nata, eri già viva. Or vien meco a veder qui sotto al sole

lo andar del tutto; e ti ricorda sempre che il mondo alla speranza è poca riva.

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