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1814–1884

CXV

Giovanni Prati

Per illepido riso o fatuo pianto se del mondo de´ vivi è poco degno, questo mio libro e il breve ultimo canto a te, fabro di feretri, consegno.

Con brune fasce per funereo manto córcalo in bara d´odorato legno; né, se in gleba sinistra o in loco santo tu lo nasconda, avrò letizia o sdegno.

Pur, se una brama che mi punge al core vuoi ch´io t´esprima, al pallido volume dà´per sepolcro un cespuglietto in fiore. E allor chi sa che su le frondi amiche

io talor non riveggia, al bianco lume delle stelle, danzar l´ombra di Psiche.

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