Altri le mani tremule riscalda
ai ginepri odorosi: altri corona
il bicchier di vernaccia, e fa più balda,
novellando, la voce e la persona.
I´ riguardo da´ vetri a falda a falda
cascar la neve: né l´Olimpo tuona;
né stride il vento; né, dell´Orco aralda,
la corva errante il negro dì mi suona.
Più che Pesto fiorita, a mezzo il verno,
m´è soave mirar questo, che asconde
d´Iside i baci, sconsolato velo.
Sotto questo gran vel passa l´eterno
spirito della vita: e i fiori e l´onde
saran domani un vasto inno del cielo.