Il vaticinio dei quaranta soli
esce dal labro al pallido profeta;
e frusti enormi d´alabastro e creta
son della eversa Ninive le moli.
E or qui sui vespri, come Iddio decreta,
aprono le trecento aquile i voli;
e, se non gemi, di che gemer suoli,
a veder tanta gloria e tanta pièta?
I magi e i re della città diversa
sparvero; e in pugno poca polve io stringo:
sogno l´arpe dell´Asia, e non le sento.
Tutto un mondo perì: solo attraversa
le rosse lande l´arabo ramingo,
e sparge l´inno della morte al vento.