Pindaro un dì su le tebane incudi
battea la strofa; e presso al tiberino
margo su due di giglio òmeri ignudi
tu misuri l´esametro divino.
Scherza Cardenia; e, mentre al sen la chiudi,
sussurrando ti va: — Figlio d´Armino,
se una volta i miei padri a´ tuoi fûr crudi,
emendato co´ baci ecco è il destino. —
E frattanto l´esametro, che scocchi
tu con le dita su le nivee spalle,
si fa raggio d´amor dentro i begli occhi.
E tu in baciarle i begli occhi e la chioma,
mormori: — O re della saturnia valle,
a me Cardenia e a voi rimanga Roma! —