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1855–1912

XXII

Giovanni Pascoli

Ed ecco giunse all'isola dei loti. E sedean sulla riva uomini e donne, sazi di loto, in dolce oblìo composti. E sorsero, ai canuti remiganti

offrendo pii la floreal vivanda. "O così vecchi erranti per il mare, mangiate il miele dell'oblìo ch'è tempo!" Passò la nave, e lento per il cielo

il sonnolento lor grido vanì. E quindi venne all'isola dei sassi. E su le rupi stavano i giganti, come in vedetta, e su la nave urlando

piovean pietre da carico con alto fracasso. A stento si salvò la nave. E quindi giunse all'isola dei morti. E giacean lungo il fiume uomini e donne,

sazi di vita, sotto i salci e i pioppi. Volsero il capo; e videro quei vecchi; e alcuno il figlio ravvisò fra loro, più di lui vecchio, e per pietà di loro

gemean: - Venite a riposare: è tempo! - Passò la nave, ed esile sul mare il loro morto mormorio vanì. E di lì venne all'isola del sole.

E pascean per i prati le giovenche candide e nere, con le dee custodi. Essi udiano mugliare nella luce dorata. A stento lontanò la nave.

E di lì giunse all'isola del vento. E sopra il muro d'infrangibil bronzo vide i sei figli e le sei figlie a guardia. E videro la nave, essi, e nel bianco

suo timoniere, parso in prima un cigno o una cicogna, uno Odisseo conobbe, che così vecchio anco sfidava i venti; e con un solo sibilo sul vecchio

scesero insieme di sul liscio masso. Ed ora l'ira li portò, dei venti, per giorni e notti, e li sospinse verso le rupi erranti, ma così veloce,

che a mezzo un cozzo delle rupi dure come uno strale scivolò la nave. E allora l'aspra raffica discorde portava lei contro Cariddi e Scilla.

E già l'Eroe sentì Scilla abbaiare, come inquieto cucciolo alla luna, sentì Cariddi brontolar bollendo, come il lebete ad una molta fiamma;

e le dodici branche avventò Scilla, ed assorbì la salsa acqua Cariddi: invano. Era passata oltre la nave. E tornarono i venti alla lor casa

cinta di bronzo, mormorando cupi tra loro, in rissa. E venne un'alta calma senza il più lieve soffio, e sopra il mare un dio forse era, che addormentò l'onde.

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