Cantavano; e il lor canto era fanciullo, dei tempi andati; non sapean che quello. E nella stiva in cui giaceva immerso nel dolce sonno, si stirò le braccia
e si sfregò le palpebre coi pugni Iro, il pitocco. E niuno lo sapeva laggiù, qual grosso baco che si chiude in un irsuto bozzolo lanoso,
forse a dormire. Ché solea nel verno lì nella nave d'Odisseo dormire, se lo cacciava dalla calda stalla l'uomo bifolco, o s'ei temeva i cani
del pecoraio. Nella buona estate dormia sotto le stelle alla rugiada. Ora quivi obliava la vecchiaia trista e la fame; quando il suono e il canto
lo destò. Dentro gli ondeggiava il cuore: - Non odo il suono della cetra arguta? Dunque non era sogno il mio, che or ora portavo ai proci, ai proci morti, un messo:
ed ecco nell'opaco atrio la cetra udivo, e le lor voci esili e rauche. - Invero udiva il tintinnio tuttora e il canto fioco tra il fragor dell'onde,
qual di querule querule ranelle per un'acquata, quando ancor c'è il sole. E tra sé favellava Iro il pitocco: - O son presso ad un vero atrio di vivi?
e forse alcuno mi tirò pel piede sino al cortile, poi che la mascella sotto l'orecchio mi fiaccò col pugno? Come altra volta, che Odisseo divino
lottò con Iro, malvestiti entrambi. - Così pensando si rizzò sui piedi e su le mani, e gli fiottava il capo, e movendo traballava come ebbro
di molto vino; e ad Odisseo comparve, nuotando a vuoto, ed ai remigatori, terribile. Ecco e s'interruppe il canto, e i remi alzati non ripreser l'acqua,
e la nave da prua si drizzò, come cavallo indomito, e lanciò supino, a piè di Femio e d'Odisseo seduti, Iro il pitocco. E lo conobbe ognuno
quando, abbrancati i lor ginocchi, sorse inginocchioni, e gli grondava il sangue giù per il mento dalle labbra e il naso. E un dolce riso si levò di tutti,
alto, infinito. Ed egli allor comprese, e vide dileguare Itaca, e vide sparir le case, onde balzava il fumo: e le due coscie si percosse e pianse.
E sorridendo il vecchio Eroe gli disse: "Soffri. Hai qui tetto e letto, e orzo e vino. Sii nella nave il dispensier del cibo, e bevi e mangia e dormi, Iro non-Iro".
Cookies on Poetry Cove