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1855–1912

XI

Giovanni Pascoli

E il vecchio Aedo e il vecchio Eroe movendo seguian la spiaggia del sonante mare, molto pensando, e là, sul curvo lido, piccola e nera, apparve lor la nave.

Vedean la poppa, e n'era lunga l'ombra sopra la sabbia; né molt'alto il sole. E sopra lei bianchi tra mare e cielo galleggiavano striduli gabbiani.

E vide l'occhio dell'Eroe che fresca era la pece: e vide che le pietre giaceano in parte, ché placato il vento già non faceva più brandir la nave;

e vide in giro dagli scalmi acuti pender gli stroppi di bovino cuoio; e vide dal righino alto di poppa sporger le pale di ben fatti remi.

Gli rise il cuore, poi che pronta al corso era la nave; e le moveva intorno, come al carro di guerra agile auriga prima di addurre i due cavalli al giogo.

E venuto alla prua rossa di minio, sopra la sabbia vide assisi in cerchio i suoi compagni tutti volti al mare tacitamente; e si godeano il sole,

e la primaverile brezza arguta s'udian fischiare nelle bianche barbe. Sedean come per uso i longiremi vecchi compagni d'Odisseo sul lido,

e da dieci anni lo attendean sul mare col tempo bello e con la nuova aurora. E veduta la rondine, le donne recavano alla nave alte sul capo

l'anfore piene di fiammante vino e pieni d'orzo triturato gli otri. E prima che la nuova alba spargesse le rose, in cielo, essi veniano al mare,

i longiremi d'Odisseo compagni, reggendo sopra il forte omero i remi, ognuno il suo. Poi su la rena assisi stavano, sotto la purpurea prora,

con gli occhi rossi a numerar le ondate, ad ascoltarsi il vento nelle barbe, ad ascoltare striduli gabbiani, cantare in mare marinai lontani.

Poi quando il sole si tuffava e quando sopra venia l'oscurità, ciascuno prendeva il remo, ed alle sparse case tornavan muti per le strade ombrate.

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