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1855–1912

VOCI MISTERIOSE

Giovanni Pascoli

La nebbia gemica, tira una buffa ch'empie di foglie stridule il fosso; lieve nell'arida siepe si tuffa il pettirosso;

sotto la nebbia vibra il vocale canneto un brivido quasi febbrile; sopra la nebbia lontano sale il campanile;

passo, e precedemi sul limo un gaio stormo di passeri quasi irridendo, mentr'io nel plumbeo ciel di gennaio l'orecchio tendo.

Tendo l'orecchio nel faticato di pensier torbido cielo d'inverno, in cui forse Eschilo meditò il fato, Dante, l'inferno,

in cui la pallida strega - e i ghiacciai con rombe assidue rompeansi a tratti - dubitò il termine venuto omai scritto ne' patti.

Come la pallida strega, l'orecchio tendo, anch'io, pallido, d'antichi eventi a voci e strepiti, che il mondo vecchio canta tra i venti.

Non è la nebbia che per la piana via le pozzanghere trepida batte, ma là tra l'aere dubbio una strana voce combatte:

pari d'Eolie lire al concento nell'Apollinee splendide gare, nuova Olimpiade sui monti sento rumoreggiare.

Un grido fervido, lungo, echeggiante Pan manda il postumo, Pan che non muore, Pan per le cedue boscaglie errante Dio vincitore.

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