Pioveva sempre. Forse uscian, la notte,
le stelle, un poco, ad ascoltar per tutto
gemer le doccie e ciangottar le grotte.
Un poco, appena. Dopo, era più brutto:
piovea più forte dopo la quiete.
O ferraiuzzo, piccolino e putto!
Ghita diceva: "Madre, a che tessete?
Là può comprare, a pochi cents, chi vuole,
cambrì, percalli, lustri come sete.
E poi la vita dite che vi duole!
C'è dei telari in Mèrica, in cui vanno
ogni minuto centomila spole.
E ce n'ha mille ogni città, che fanno
ciascuno tanta tela in uno scatto,
quanta voi non ne fate in capo all'anno".
Dicea la mamma: "Il braccio ch'io ricatto
bel bello, vuole diventar rotello.
O figlia, più non è da fare, il fatto".
E tendeva col subbio e col subbiello
altre fila. La bimba, lì, da un canto,
mettea nello spoletto altro cannello.
Stava lì buona come ad un incanto,
in quel celliere della vòlta bassa,
Molly, e tossiva un poco, ma soltanto
tra il rumore dei licci e della cassa.