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1855–1912

VIII

Giovanni Pascoli

E si trovò tra massi di granito, il pellegrino, irsuti di lentisco e di ginepro, e v'odorava il timo e l'acre menta e il glauco rosmarino

dai fior cilestri. E vi s'udìa lo zirlo dei tordi e il trillo delle quaglie e il fischio dei merli. E sparso era un armento bigio d'onagri. E stava, sopra un masso a picco,

bianca una vacca avanti il mar tranquillo. Ed era quella un'isola selvaggia, con grande odor di regamo e di salvia. Pascea sui picchi la solinga capra,

pascean le vacche chiuse nella tanga. Né rissa mai v'ardeva, se non l'aspra voce talora alta mettea la mandra degli orecchiuti. E il mare sussurrava

come un po' stanco, con la placid'ansia quasi di sonno, all'ineguale spiaggia. Pur altre volte il vento udire il rullo facea di cupi timpani e l'acuto

squillo di trombe, andando al ciel lo spruzzo salso del mare; e un secco fragor lungo dava, ai macigni ed allo scoglio, d'urto. Fuggiano il vento pallide le nuvole,

accavallate all'orizzonte oscuro; e palpitava scosso da un sussulto il cielo, il cielo che v'è sempre azzurro. Ma il sole allora limpido come oro,

scaldava i pingui cavoli nell'orto, le prime fave, i fiori del fagiolo. E del fior d'uva già per l'alto poggio spremea l'odore. E i petali di fuoco

già dei gerani trasparian dal boccio. E luccicava l'àlbatro e l'alloro...

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