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1855–1912

VII

Giovanni Pascoli

Azimo santo e povero dei mesti agricoltori, il pane del passaggio tu sei, che s'accompagna all'erbe agresti; il pane, che, verrà tempo e nel raggio

del cielo, sulla terra alma, gli umani lavoreranno nel calendimaggio. Ché porranno quel dì su gli altipiani le tende, e nel comune attendamento

l'arte ognun ciberà delle sue mani. Ecco il gran fuoco, che s'accende al vento di primavera. Ma in disparte, gravi, sulla palma le bianche onde del mento,

parlano i vecchi di non so che schiavi d'altri e di sé: ma sembrano parole sepolte, dei lontani avi degli avi. Guardano poi la prole della prole

seder concorde, e, con le donne loro e i loro figli, in terra sotto il sole, frangere in pace il pane del lavoro.

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