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1855–1912

VII

Giovanni Pascoli

Poi disse: "Ritrovai la beatrice". E il vecchio parve domandar qual era quel monte, lungi, dov'è l'uom, felice. Spirava un'aura placida e leggiera

che scivolava sopra i larghi pini, recando odor di mare e primavera. E con sommessi sibili tra i crini irti soffiava, e già garrian gli uccelli,

nell'ombra nera, gl'inni mattutini. Già si vedean fioriti gli arboscelli appiè dei pini, e l'acqua bruna bruna moveva là, di limpidi ruscelli.

E il vincitore della sua fortuna disse: "Non mossi il piè di qui. Del pianto o della gioia, questa selva è una". Sorgeva il sole; e più che dolce, intanto,

tra il sibilare de' chiomati rami, fra l'infinito rompere del canto degli uccelletti e il rombo degli sciami e il singulto dell'acque andanti e l'almo

odor delle viole e de' ciclami, accompagnato dal respiro calmo del mare eterno, su per la pineta veniva il suono d'un eterno salmo.

Venìa Matelda lieta oprando, lieta cantando, con sue pause per un fiore, sempre movendo verso il suo poeta. Ora la selva antica dell'errore

e dell'esilio e d'ogni trista cosa, splendea di gioia e sorridea d'amore. Dall'oriente acceso in color rosa, cinta d'ulivo sopra il bianco velo,

perennemente a lui scendea la sposa, per trarlo in alto, al Libano del cielo.

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