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1855–1912

VI

Giovanni Pascoli

E poi fece il pennato, arma ch'ha il becco aguzzo e curvo il petto e il taglio fino e grave il colpo, per il verde e il secco. Fuor che di festa, portalo all'uncino

sempre, quando esci; ch'egli t'asseconda in ogni tua faccenda, o contadino. Egli pota, egli innesta, egli rimonda; per le tue viti taglia i torchi al salcio,

per i tuoi bachi al gelso fa la fronda. Fa sui castagni i bei rami di calcio pel verno. Nell'asprure dell'estate, la falce sciopra, ed esso dice: Io falcio!

E falcia pioppi, gelsi, olmi. Mangiate, o vaccherelle! E quando invìa la pioggia, appezza legna per le tue fiammate. E fa con te valletti e ceste, o foggia

un giogo, o squadra un erpice d'avorno, od una scala, sotto la tua loggia. O crea da un olmo che vedesti un giorno aver nel tronco una sua gran virtù,

l'aratro che, quando lavora, ha intorno, piccoli e grandi, tutta la tribù.

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