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1855–1912

V

Giovanni Pascoli

Ei piange, e vede la mia mano ch'apre rosea, di monte in monte, usci e cancelli; apre, toccando lieve i chiavistelli, alle belanti pecore, alle capre;

anche al fanciullo che la verga toglie, curva, e si lima i cari occhi col dosso dell'altra mano: anche al villano scosso di mezzo ai sogni dall'industre moglie;

anche all'auriga che i cavalli aggioga al carro asperso ancor del sangue d'ieri, mentre l'eroe, già stretti gli stinieri, prende lo scudo per l'argentea soga:

scudo rotondo, di lucente elettro, grande, con le città, con le capanne, e greggi e mandre, e corbe d'uva e manne di spighe, e un re pei solchi, con lo scettro.

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