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1855–1912

V

Giovanni Pascoli

Il giorno dopo il Ciampa (era ai vincigli poco lontano) entrò senza picchiare col più piccino dei suoi sottofigli. La trovò che sfaceva col cucchiare

nel laveggino nero una brancata di farina, in ginocchio al focolare. "Ch'ha detto il Chiozza, ch'érite malata?" "Oh! Gigi! Ahimè che tremo ho fatto! Provo

se mi fa bono un po' di farinata". "Più bono, o mamma, vi farebbe un ovo". "Con l'ova abbiamo da comprare il sale". "O dunque, mamma, cosa c'è di novo?"

"Forse, figliolo, c'è più ben che male". "Dio v'ascolti". "O codesto rapacchiotto?" "È il Gigino del mi' pover Natale". "Dio lo riposi. E in quanti sono?" "In otto".

"Polenta vi ci vuole ora e coraggio!" "Su dunque, Nini: porgigli il ricotto". Nelle sue frasche e' lo tenea, di faggio, verdi, col cimo in dentro e fuori il calcio:

un fardelletto bello come un maggio, legato con un torchiettin di salcio.

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