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1855–1912

V

Giovanni Pascoli

Muore. Sfugge alla morta pupilla già il bimbo che geme al suo piede: ode un suono lontano di squilla: son due... gli occhi, grave, apre: vede.

Uno piange, ma l'altro sorride d'un bianco sorriso di cieco. Ella guarda, ella pensa: lo vide così: quando? e ha come l'eco

d'un gran pianto nel cuore, la traccia di lagrime morte negli occhi. Ah! ricordano un peso le braccia, ricordano un peso i ginocchi,

grave. Due sono i bimbi: uno piange; ma dorme il più piccolo ancora: ella versa dal cuor che si frange, le lagrime d'ora e d'allora.

- Dormi, o angelo - o angelo, déstati, déstati - mormora il cuore. Tra la culla e una bara s'arresta la mano sua, rigida. Muore.

Il suo primo, il suo morto è sparito con lei che nell'ombra lo reca: piange l'altro; ella n'ode il vagito col bianco stupore di cieca.

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