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1855–1912

ULTIMO SOGNO

Giovanni Pascoli

Da un immoto fragor di carriaggi ferrei, moventi verso l'infinito tra schiocchi acuti e fremiti selvaggi... un silenzio improvviso. Ero guarito.

Era spirato il nembo del mio male in un alito. Un muovere di ciglia; e vidi la mia madre al capezzale: io la guardava senza meraviglia.

Libero!... inerte sì, forse, quand'io le mani al petto sciogliere volessi: ma non volevo. Udivasi un fruscìo sottile, assiduo, quasi di cipressi;

quasi d'un fiume che cercasse il mare inesistente, in un immenso piano: io ne seguiva il vano sussurrare, sempre lo stesso, sempre più lontano.

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ULTIMO SOGNO · Giovanni Pascoli · Poetry Cove