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1855–1912

TEMPORALE

Giovanni Pascoli

È mezzodì. Rintomba. Tacciono le cicale nelle stridule seccie. E chiaro un tuon rimbomba

dopo uno stanco, uguale, rotolare di breccie. Rondini ad ali aperte fanno echeggiar la loggia

de' lor piccoli scoppi. Già, dopo l'afa inerte, fanno rumor di pioggia le fogline dei pioppi.

Un tuon sgretola l'aria. Sembra venuto sera. Picchia ogni anta su l'anta. Serrano. Solitaria

s'ode una capinera, là, che canta... che canta... E l'acqua cade, a grosse goccie, poi giú a torrenti,

sopra i fumidi campi. S'è sfatto il cielo: a scosse v'entrano urlando i venti e vi sbisciano i lampi.

Cresce in un gran sussulto l'acqua, dopo ogni rotto schianto ch'aspro diroccia; mentre, col suo singulto

trepido, passa sotto l'acquazzone una chioccia. Appena tace il tuono, che quando al fin già pare,

fa tremare ogni vetro, tra il vento e l'acqua, buono, s'ode quel croccolare co' suoi pigolìi dietro.

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