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1855–1912

SAN MICHELE

Giovanni Pascoli

E non è il giorno, che si muta casa? l'otto di maggio? E non è questa l'ora di mezzodì, quando si lascia il carro, pieno di sedie e trespoli e strapunti,

avanti l'uscio della nuova casa? C'è uno a guardia che seduto all'ombra sul limitare, mangia curvo il pane. Ed oggi, o bimbo, hai fatto San Michele,

hai messi insieme i piccoli fardelli, le tue cosette, a una a una, tutte? E il tuo carretto è fermo lì, su l'ora di mezzodì, con sopra la tua vita.

E c'è tua madre lì d'accanto e piange. Perché mutare? Non assai ridente d'amore e luce era la tua dimora? Non c'era il sole? E dove andrai? C'è freddo

nella Certosa, o creatura, e buio! E non più giochi e non più madre e nulla! E tu vi andrai? Là tu vorrai deporre tutta la cara fanciulletta vita?

Come sei stanco, esanime, sbiancato, per questa poca già di via ch'hai fatta! E in questa, anche più poca, che t'avanza, non ora dunque scontrerai chi senta

pietà di te, chi te del peso alleggi, chi t'alzi su, chi porti tutto in cielo?

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