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1855–1912

PRIMO CICLO

Giovanni Pascoli

Tutto: le stelle e il sole, il piano e i neri monti, de' venti le parole, il sussurrar de' fonti,

l'azzurro mar, le aiuole, gli alberi all'aura pronti, le bige lande sole, le aurore ed i tramonti,

tutto il mio cuore intende, tutto il cuor vede e ascolta or per la prima volta; e meraviglia prende

a questo cuor, io sento, del suo commovimento. Tra l'albaspina e il bosso odo un tinnir leggero

come d'un riso. - È vero, ridente pettirosso. - Mi chiede poi, se spero, un trillo alto e commosso:

- Dirti, sì, no, non posso, piangente capinero. - - No - se le secche biade agita al sole il vento,

dire al cuculo io sento. Ma se la notte cade, il rosignuol tra i rami canta che speri ed ami.

Fin che parlasti, il vento ti stette ad ascoltare; tacea senz'alitare il campo di frumento;

ma quando udì posare il tuo soave accento, il campo ondeggiò lento come un tranquillo mare.

Gli asfòdeli le rosse teste movean tra l'onde di quelle spighe bionde. Dal pioppo anche si scosse.

un plauso senza fine di non so che manine. Stridono le divine fate nell'oliveto;

dal biancheggiante greto rispondono le ondine. È un canto senza fine non so se triste o lieto:

varcano il ciel quieto nuvole pellegrine. Confondermi nell'onde, confondermi nel suolo,

scorrere l'aura a volo vorrei con le gioconde fate e le ondine; andare, passare; amare, amare!

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