Tutto: le stelle e il sole,
il piano e i neri monti,
de' venti le parole,
il sussurrar de' fonti,
l'azzurro mar, le aiuole,
gli alberi all'aura pronti,
le bige lande sole,
le aurore ed i tramonti,
tutto il mio cuore intende,
tutto il cuor vede e ascolta
or per la prima volta;
e meraviglia prende
a questo cuor, io sento,
del suo commovimento.
Tra l'albaspina e il bosso
odo un tinnir leggero
come d'un riso. - È vero,
ridente pettirosso. -
Mi chiede poi, se spero,
un trillo alto e commosso:
- Dirti, sì, no, non posso,
piangente capinero. -
- No - se le secche biade
agita al sole il vento,
dire al cuculo io sento.
Ma se la notte cade,
il rosignuol tra i rami
canta che speri ed ami.
Fin che parlasti, il vento
ti stette ad ascoltare;
tacea senz'alitare
il campo di frumento;
ma quando udì posare
il tuo soave accento,
il campo ondeggiò lento
come un tranquillo mare.
Gli asfòdeli le rosse
teste movean tra l'onde
di quelle spighe bionde.
Dal pioppo anche si scosse.
un plauso senza fine
di non so che manine.
Stridono le divine
fate nell'oliveto;
dal biancheggiante greto
rispondono le ondine.
È un canto senza fine
non so se triste o lieto:
varcano il ciel quieto
nuvole pellegrine.
Confondermi nell'onde,
confondermi nel suolo,
scorrere l'aura a volo
vorrei con le gioconde
fate e le ondine; andare,
passare; amare, amare!