Quando apparisce l'oro nel grano col verdolino nuovo dei tralci, e già nell'ore d'ozio il villano sopra una pietra batte le falci;
dall'aie, dalle prode, dal fimo che vaporando sente la state, voi con la gioia del canto primo, primi galletti, tutti cantate:
Vita da re...! A tutte l'ore gettate all'aria, chi di tra i solchi, chi di sui rami, la vostra voce stridula e varia,
chi, che ripeta, chi, che richiami. Chi fioco i versi muta e rimuta, chi strilla quasi lo correggesse: e l'uno dopo l'altro saluta
la casa, il sole, l'ombra, la mèsse: Vita da re...! Galletti arguti, gloria dell'aia che da due mesi v'ospita e pasce,
ora la vostra vecchia massaia, quando vi sente, pensa alle grasce: quando vi sente, pensa ai padroni il contadino vostro che miete,
e mentre lega manne e covoni, galletti arguti, con voi ripete: Vita da re...! Quando, odorati sempre di lolla,
lasciate i campi dove nasceste, perché, se un'aspra mano vi sgrolla, voi vi beccate tra voi le creste? Lunga è la strada, grave la state,
vi stringe il duro cappio di tozzo: voi l'uno all'altro rimproverate quel vostro canto chiuso nel gozzo: Vita da re...!
Poi nel paese, tra quattro mura, sotto il barlume forse d'un moggio, nella cucina tacita e scura voi ricordate l'aia ed il poggio;
e mentre tutti dormono, e scialba geme la luce dalle finestre, come un lamento lungo su l'alba suona l'antico grido silvestre:
Vita da re...!
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