Nell'aulente pineta le cicale
frinivano. Correa per il terreno
un non so qual baleno
d'orme guizzanti al suon del maestrale.
Ma quando ella v'apparve, ecco il rumore
e il tornear ristette:
molleggiò sulle vette
sospeso degli arguti pini il vento.
Né ronzar api alle purpuree more,
né zillar cavallette,
né, simili a saette,
schizzar ramarri nel silenzio intento;
s'udì sol l'affannato empito lento
delle ondate alla spiaggia cianciuglianti,
e su da' palpitanti
vepri un lieve pel cielo frullar d'ale.
Tra il verde apparve più che cosa umana
a riguardarsi bella;
che poi che mosse isnella
sfavillando da' neri occhi desìo,
i pini dondolaronosi piana-
mente gemendo, e in quella
nelle tremule ombrella
tutto fu zirlo, frascheggio, ronzìo.
Riscossi i venti del fugace oblìo
respiraron con fremito sonoro,
ed alta il mar su loro
sollevò la sua voce trionfale.