Fratelli, venite, v'imploro,
venite nel funebre chiuso.
L'udite d'un rauco lavoro
l'anelito vasto e confuso?...
Becchini che scavano... È rossa
la luce di fiaccole ch'erra
nell'ombra; e ben grande è la fossa
che s'apre annerando sotterra;
ben molti son là su le bare,
là muti tra il rauco anelare,
che aspettano in fila... Ribelli?
Guardate, o fratelli!
Così pazienti là, sopra
le bare! che aspettano muti
di scendere, al fin di quell'opra,
là dove non sieno veduti
mai più! Come forti le braccia
pur ieri, e gagliardi i ginocchi!
Ma ieri era in lor la minaccia
tra i denti, la guerra negli occhi,
più nulla nei cuori, più nulla!
nemmeno la povera culla
gemente lontano... Ribelli?
Guardate, o fratelli!
Dietro le palpebre, all'ombra,
dormono gli occhi, che ingombra
l'oblìo, che stupisce il mistero;
ma sul pallore del viso
vigila un fioco sorriso
qual lampada in un cimitero;
ma dalla fila pugnace,
ma dai ribelli (oh! ribelli!)
s'alza un bisbiglio, ch'è grido!
Fratelli!
una parola sorridono:
PACE!