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1855–1912

LE RANE

Giovanni Pascoli

Ho visto inondata di rosso la terra dal fior di trifoglio; ho visto nel soffice fosso le siepi di pruno in rigoglio;

e i pioppi a mezz'aria man mano distendere un penero verde lunghesso la via che si perde lontano.

Qual è questa via senza fine che all'alba è sì tremula d'ali? chi chiamano le canapine coi lunghi lor gemiti uguali?

Tra i rami giallicci del moro chi squilla il suo tinnulo invito? chi svolge dal cielo i gomitoli d'oro?

Io sento gracchiare le rane dai borri dell'acque piovane nell'umida serenità. E fanno nel lume sereno

lo strepere nero d'un treno che va... Un sufolo suona, un gorgoglio soave, solingo, senz'eco.

Tra campi di rosso trifoglio, tra campi di giallo fiengreco, mi trovo; mi trovo in un piano che albeggia, tra il verde, di chiese;

mi trovo nel dolce paese lontano. Per l'aria, mi giungono voci con una sonorità stanca.

Da siepi, lunghe ombre di croci si stendono su la via bianca. Notando nel cielo di rosa mi arriva un ronzìo di campane,

che dice: Ritorna! Rimane! Riposa! E sento nel lume sereno lo strepere nero del treno

che non s'allontana, e che va cercando, cercando mai sempre ciò che non è mai, ciò che sempre sarà...

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