Skip to content
1855–1912

LA QUERCIA D'HAWARDEN

Giovanni Pascoli

Quercia d'Hawarden, dove sei? Te pure, come le quercie antiche dalle rame secche, del parco, abbatté giù la scure. O nidi che celava il tuo fogliame!

O nell'alto pietà stridula e varia di voli fermi, come d'api a sciame! O stormi usati che al dorar dell'aria scendeano in te per celebrar la festa

della lor giovinezza, o centenaria! O stormi erranti che per l'aria mesta di nubi nere in te scendean fidenti a sfidare il fragor della tempesta!

Giace la quercia che in balìa de' venti per tanta età su roccia di granito videro alzarsi immobile le genti. Le genti, o vecchio grande uomo sparito,

vennero a te, che in terra profondavi l'opera ed il pensier nell'infinito. Popoli a te d'eroi vennero, schiavi; e tu fremesti su le lor catene,

tu così grande come i lor grandi avi. Ospite ad ogni vero, ad ogni bene, tu, come ad ogni stormo, ad ogni nido, quercia vestita d'edera e lichene;

tu, ad ogni sventura ospite fido, albero antico, dove sei?... Dov'era sol esso un bosco, non è più che lido: lido a cui scaglia i flutti la bufera

che già s'appressa: già nel ciel di brage dai quattro punti l'avvenir s'annera. Vento di guerra, vortice di strage corre la terra, e le speranze sante

nel cielo oscuro svolano randage. È un gran deserto, tutto cose infrante, sotto la nube che sibila e va, la terra dove tu stavi gigante,

albero morto della libertà!

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
LA QUERCIA D'HAWARDEN · Giovanni Pascoli · Poetry Cove