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1855–1912

LA FAMGLIA DEL PESCATORE

Giovanni Pascoli

È notte: la capanna è ben meschina, ma chiusa; e dentro è piena d'ombra, eppure si sente quasi un tremolìo di luce tra quel buio crepuscolo, che guizza.

Lenze di pescatori sono appese alle pareti, e in fondo ove sull'asse scintilla qualche povera stoviglia, si vede un letto con lunghe cortine

abbassate. C'è poi, proprio d'accanto, sopra di vecchie panche un pagliericcio, dove sonnecchian cinque bimbi. È un nido. Nido d'anime. Sopra il focolare

veglia qualche favilla, e pel soffitto un subito baglior spesso ne corre. Con la fronte sul letto, inginocchiata, prega una donna, e pensa e impallidisce.

È la madre. Ed è sola. Di fuor, bianco di schiuma, al cielo ai venti ed agli scogli l'Oceano getta il suo cupo singhiozzo. L'uomo è in mare. Durissima battaglia

sin da fanciullo, ei marinar, combatte con la fortuna. Ei deve uscire, andare, piova pur, tuoni pur, ché i suoi piccini hanno fame. Di sera egli s'imbarca

quando l'acqua sormonta un po' lo scalo, e solo è della sua barca al governo. La donna resta, e vecchie tele cuce, e rassetta le reti, e appresta gli ami,

pur sorvegliando al focolar la zuppa di pesce e, appena i bimbi han preso sonno, pregando Dio. Lui, solo, erra frattanto, sbalzato e urtato dal continuo fiotto:

sol, l'abisso e le tenebre viaggia. Dura fatica! Tutto è nero; tutto freddo, gelato, nulla c'è che splenda; il posto buono per la pesca, il luogo

mobile oscuro ove s'accoglie il pesce, nei frangenti, tra pazze onde che s'urtano, nell'infinito dell'oceano, è un punto grande due volte quella stanza appena.

Or la notte, in decembre, tra la bruma e i marosi, ne va, di maestria e di pazienza, a calcolare il vento e la marea, timoneggiar sicuri

per rincontrar quel punto in quel deserto. Strisciano lungo i fianchi orride l'onde come verdi serpenti, e il cupo vortice nelle sue spire smisurate aggirasi,

e spaventati fa cigolar gli argani e fischiar le carrucole e le gomene. Egli pensa a Lucia di tra la notte dal freddo mar. Lucia lo chiama e piange.

Ed ecco nella oscurità s'incontrano i lor pensieri, come uccelli in via.

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