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1855–1912

L'ULTIMO FRUTTO

Giovanni Pascoli

Io t'amo, o tarda bacca selvatica, che non maturi se non nell'intima cucina, pendendo in corimbi più su delle dita dei bimbi.

Te il più ritroso porta tra gli alberi familiari, ed ultima, e piccola ma cara, il villano ti coglie pensoso al cader delle foglie;

e tu, mentre urlano aspre le raffiche, ricordi ai bimbi chiusi che ronzano per casa come api nel bugno, le rosse ciliegie di giugno.

Rosea ma lazza come la vergine che sul materno palpito s'educa, tu ami la casa tranquilla, tu ami il camino che brilla.

Maturi lenta come la vergine, che un dì qualcuno stacca dai rosei fratelli; e poi liba con lieto stupore un suo miele segreto.

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