Quando trovai ne' miei pensier presente il tuo viso e le lunghe fila bionde, scoteva il vento l'ombre gemebonde: or già tace la notte; e l'ombre intente
ansano appena, e l'ampia terra desta di luce strana sembra che si vesta. Roca la squilla odo sonare a festa; e l'alba trema, mentre incerta sale
sul candido silenzio universale. Tra i fior nascenti indugi il passo, quale fata dopo l'incanto al sol s'appresta spargere il raggio della bionda testa.
Un ronzìo d'api, lievi frulli d'ale odo, e sussurro di ruscel corrente nel meriggio tranquillo e rilucente. Volge il mio cuore a te, fata piacente;
e so che un bel sorriso gli risponde di là, tra il verde delle nuove fronde. E le rondini zillano alle gronde di qua, di là, vertiginosamente:
anche noi si cinguetta al sol cadente. Al sol, che ne' tuoi puri occhi s'infonde, luce sottentra, che nel ciel d'opale sparge un immenso biancheggiar nivale.
Chi nel cielo, cui corre il maestrale, il lento oblìo, l'opaca notte arresta? Canta l'inconsapevole foresta. Or che notturna infuria la tempesta,
felice ascolto l'equinoziale pioggia strosciare, assidua, lenta, eguale: ché a fuggevoli baci il tuon ridesta sovente le tue labbra fremebonde;
gli occhi no, che il guancial timidi asconde. Muove il tuo cuore quasi in rapid'onde; poi si appisola e dorme dolcemente, sì che il mio che lo culla appena il sente.
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