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1855–1912

IX

Giovanni Pascoli

E il pellegrino vide un uomo rosso che arava. E miti vacche erano al giogo. Ed un altr'uomo, che vestìa di fiamma, spargeva il seme con man lenta e savia.

Ed un altr'uomo, che vestìa di grana, copriva il seme con la grave zappa. E l'aratore dalla fronte larga spargea sudore, e lietamente arava

con un sorriso tra la fulva barba. La chioma bionda fluttuava all'aria. Specchiava il sole la pupilla chiara. E venner altri da vicini tetti

recando cibo, che vestìano anch'essi tuniche rosse. Avevano nei cesti fave fumanti e pan raffermo e pesci seccati al vento. All'ombra di due lecci

sederon tutti, come dei, sereni. Erano a loro sassi erbosi i seggi, sassi le mense. E sparsi per i greppi parlavan olio e grano, uve ed armenti.

E già pasciuti, bevvero sul pane acqua di pozzo. Non aveva altre acque l'isola dura, né, pur mo' piantate, davan le viti ciò che fa buon sangue.

Né altro dava l'isola, che piante di pino e tasso buoni per le fiamme d'un grande rogo. Un'isola di capre era, silvestri. Qualche angusta valle

sola pativa il ferro delle vanghe. E il pellegrino s'indugiava, e stette molto ammirando l'eremita agreste, che aveva in odio lotte, risse e guerre,

che sazio e lieto, tolte ormai le mense, sorgea dicendo: "Nella pace è il bene!"

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