Lo guardò scuro e gli rispose Achille:
"Tu non m'hai detto il caro nome, e donde
vieni e perché. Non forse tu notturno
vieni, alle navi degli Achei ricurve,
per dono grande, ad esplorare, o vecchio?"
E gli parlava rispondendo il vecchio:
"Io sono aedo, o pieveloce Achille,
caro ai guerrieri, non guerriero io stesso.
Io nacqui sotto la selvosa Placo,
in Thebe sacra, già da te distrutta.
Da te non vengo a liberarmi un figlio
cui lecchi il sangue un vigile tuo cane;
il figlio, no; recando qui sul forte
plaustro mulare tripodi e lebeti
e pepli e manti e molto oro nell'arca.
Non a me copia, non a te n'è d'uopo;
ché tu sei già del tuo destino, e tutti
lo sanno, il cielo, l'infinito mare,
la nera terra, e lo sai tu ch'hai dato
ai cari amici le tue prede e i doni
splendidi; ansati tripodi, cavalli,
muli, lustranti buoi, donne ben cinte,
e grigio ferro, e reso Ettore al padre
e la tua vita al suo dovere... Oh! rendi
dunque all'aedo la sua cetra, Achille!"