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1855–1912

IV

Giovanni Pascoli

Poi raccolti i lor fasci di cicute sorsero entrambi, e dissero: "Va sano!..." "Va sano!..." E ritornavano cogliendo ancor pei greppi i fiori della morte.

Esalava il canùciolo e il serpillo odor di cera e dolce odor di miele. Ronzavano api e scarabei de' fiori. E Lachon giunse al prònao d'Apollo,

alla Scuola del coro. Era già sera, una sera odorosa; ed il suo nome udì gridare a voci di fanciulli. Eran fanciulli che, in lor giochi, un inno

volean cantare a mo' dei grandi, un inno vecchio, che ognuno aveva, in Ceo, nel cuore Presto un impube corifeo la schiera ebbe ordinata, e già da destra il coro

movea cantando per la via del sole, verso la sera, con gridìo d'uccelli. Pubertà, fonte segreto che spiccia

senza un tremito e un gorgoglio, ma che di tenero musco veste insensibilmente lo scoglio: a te dia Lachon l'erba del leone,

l'appio verde del bosco Nemèo. Conobbe l'inno, il primo inno cantato a lui quand'era il suo destino in boccia tuttora, quanti anni passati? Tanti!

E da sinistra volsero i fanciulli, come i notturni aurei pianeti, a destra. Nulla sta! Tutto nel mondo si muove,

corre, o giovinetto atleta, come nell'inclito stadio tu col piede di vento alla meta: di che la prima delle tue corone

tu riporti all'Euxantide Ceo. I fanciulli si volsero con gli occhi al cielo e al mare, fermi su la terra sacra, alzando le acute esili voci.

Ora è ora d'amare. L'appio verde vuoi sol tu? Corrano, un tempo, le gare, dove Lachon non sia più,

giovani ch'ansino e rapidi sbuffino l'anima tua, la tua, lungo l'Alfeo! E nel cospetto dei fanciulli apparve Lachon il vecchio con le sue cicute,

e intorno al vecchio corsero i fanciulli gridando: "A noi, perché ci sia ghirlanda! l'appio a noi! l'appio verde! l'appio verde!"

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