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1855–1912

IV

Giovanni Pascoli

Te sovente, o tra boschi arduo maniero, popolai di baroni e di vassalli, mentre i falchetti udìa squittir su' gialli merli e radendo il baluardo nero.

Pei vetri un lume trascorrea leggiero, e nitrivano fervidi i cavalli: a uno squillo che uscìa giù dalle valli, aprìa le imposte il maggiordomo austero;

e nel fosso stridea la fragorosa saracinesca. Or tu, canto divino, sceso con l'ombre nel mio cuor cadenti, dove sei? Di tramonti, ora, pensosa,

là sur un torvo giogo d'Appennino qualch'elce nera lo ripete ai venti.

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