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1855–1912

INNO DEGLI EMIGRATI ITALIANI A DANTE

Giovanni Pascoli

Esule a cui ciascuno fu crudele; tu cui da sé la dolce patria scisse e spinse in mare legno senza vele... Ma tu scendesti a interrogare Ulisse

il molto errante, il molto paziente, e ci dicesti ciò ch'egli ti disse: - Uomini, non credete all'occidente: ciò ch'è a voi sera è prima aurora altrui.

Seguite me nel mondo senza gente: dire, anche morti, gioverà: Vi fui! - Profeta, e tu, lungo l'Oceano insonne dicevi ad uno insonne sulle porte

schiuse e vietate: - Non ci son colonne! Le pose a segno Ercole eroe, che in sorte ebbe l'eterna Gioventù ribelle. Le pose il forte: passa oltre il più forte.

Va! Salpa! Issa le vele! Cerca stelle più nuove, ignoti mari e vie sul rombo di venti ignoti, e le tre caravelle ad altre terre adduci ormai, Colombo. -

O timonier d'Italia eterno, Dante! Sei tu che volgi dove vuoi la prora sul nostro lungo solco spumeggiante! Con lui tu fosti: governavi allora

Santa Maria, quando sul limitare del nuovo Mondo, ella attendea l'aurora. Prima dell'alba, sul purpureo mare quasi una grigia nuvola apparì...

"Terra!" gridò la Pinta, ed echeggiare parve una voce alta infinita: - Sì!

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