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1855–1912

IN MORTE DI ALESSANDRO MORRI

Giovanni Pascoli

Chi sa dov'or si trovi il pellegrino che s'è partito e non ritorna più? Sta scritto nel volume del destino una parola solitaria: ei fu.

Ei la morta fiumana dell'oblìo cinta intorno di salici ha guadata; ma l'altra riva è là tutta ingombrata di fitta nebbia che si chiama: Dio!

E l'uomo intanto, cavalier fatato, in groppa del suo giovane pensier, del castel di fantasime incantato cerca indarno il perduto passegger!

E galoppa, da secoli galoppa l'umana fantasia verso quel nulla!... La morte che ghignò sulla sua culla or sorridendo se gli asside in groppa.

Stridon, fratelli miei, le foglie a terra; il sole è avvolto da funereo vel! Ditemi, i morti infradician sotterra, o qualche cosa n'evapora al ciel?

O tu, che or mo' fra queste piante erravi, che polve or sei fra quattro assi d'abete, sei tu pur giunto a le contrade liete a cui penosamente sospiravi?

Ovver, mio forte amico, ora è destino che putre fango e cenere sii tu?... Chi sa dov'or si trovi il pellegrino che s'è partito e non ritorna più!

Eppur ti vidi pensator poggiare su l'ippogrifo tuo stellante al cielo, e a rote larghe tra di nubi un velo, vanir come vascello in alto mare.

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