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1855–1912

IN CAMMINO

Giovanni Pascoli

Siede sopra una pietra del cammino, a notte fonda, nel nebbioso piano: e tra la nebbia sente il pellegrino le foglie secche stridere pian piano:

il cielo geme, immobile, lontano, e l'uomo pensa: Non sorgerò più. Pensa: un'occhiata quale passeggero, vana, ha gettata a passeggero in via,

è la sua vita, e impresse nel pensiero l'orma che lascia il sogno che s'oblìa; un'orma lieve, che non sa se sia spento dolore o gioia che non fu.

Ed ecco - quasi sopra la sua tomba siede, tra l'invisibile caduta - passa uno squillo tremulo di tromba che tra la nebbia, nel passar, saluta;

squillo che viene d'oltre l'ombra muta, d'oltre la nebbia: di più su: più su, dove serene brillano le stelle sul mar di nebbia, sul fumoso mare

in cui t'allunghi in pallide fiammelle tu, lento Carro, e tu, Stella polare, passano squilli come di fanfare, passa un nero triangolo di gru.

Tra le serene costellazioni vanno e la nebbia delle lande strane; vanno incessanti a tiepidi valloni, a verdi oasi, ad isole lontane,

a dilagate cerule fiumane, vanno al misterioso Timbuctù. Sono passate... Ma la testa alzava dalla sua pietra intento il pellegrino

a quella voce, e tra la nebbia cava riprese il suo bordone e il suo destino: tranquillamente seguitò il cammino dietro lo squillo che vanìa laggiù.

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